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Tutti gli ospiti che giungono al monastero siano accolti come Cristo poiché un giorno il Nostro Signore ci dirą: Ero forestiero e mi avete ospitato. A tutti si renda il dovuto onore RB 53,1

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Monastero
Cistercense
Dominus Tecum

La spiritualità monastica

San Roberto di Molesme, santo Stefano Harding e San Bernardo fondatori dell'ordine Cistercense

I monaci…

Inutili in un mondo che considera solo l'efficienza? Forse. Ma i monaci cercano di dire altro e di guidare il mondo attraverso la preghiera e la carità fraterna ad avere un altro volto, non violento, non arrogante, non prepotente, non asservito al denaro. Un volto umano. I monaci non cercano una visibilità personale, sanno però che il loro monastero è chiamato a testimoniare della grandezza, della bontà e della bellezza di Dio; silenziosamente in mezzo agli uomini, vivi in una Chiesa viva.

 

…sotto lo sguardo di Maria e dei santi Padri…

I cistercensi fin dalla prima generazione hanno guardato la Vergine Maria come colei che è la via per la quale Dio si è fatto presente all'uomo e l'hanno invocata con grande devozione per essere condotti al Signore e protetti in ogni tribolazione. Esempio di umiltà, di povertà, di silenzio, di vita nascosta e di letizia nel riconoscere i doni del Signore essa è la Madre sempre attenta ai suoi figli. Da una lunga tradizione essi hanno ricevuto alcuni valori necessari perché la loro vita sia autentica e San Benedetto dà loro come consegna di non preferire nulla all'amore di Cristo ed a questa preferenza conformano le loro scelte di vita, il clima del monastero, quello dei rapporti fraterni e del modo di incontrare gli ospiti.

…alla ricerca del Volto di Cristo…

I monaci nella solitudine della loro cella, soli con Colui che è l'Unico, assidui alla lettura meditata della Parola che conduce all'incontro con Colui che è l'Amato, presenti e vigilanti a tutti i fratelli del mondo intero, conosciuti nel loro intimo più nel testo dei salmi che dai giornali, attendono il Signore che viene. Il Cristo si presenta a loro in particolare nella persona dell'Abate come Padre e Pastore, che ha cura dei deboli e incoraggia i forti, corregge con umanità e indica la via dell'amore divino, che cura l'unità della famiglia e prende su di sé la responsabilità della santificazione di tutti. Altro volto del Redentore è quello dei malati, dei deboli, dei poveri, che devono ricevere ogni cura, attenzione e manifestazione d'affetto da parte della comunità e sono presenza dell'Agnello che porta il peccato del mondo; ed infine negli ospiti, presenza del Re della Gloria che bussa alla porta dei suoi servi che vuole trovare vigilanti.

… nella carità fraterna…

Ma ogni fratello è manifestazione del Signore che ama e che chiede umilmente di essere amato e il clima fraterno di un monastero benedettino è fatto di un affetto sincero ed effettivo e da una grandissima pazienza con cui i fratelli portano gli uni i pesi degli altri. Non sono cose che si vedono; i contorni non sono chiaramente delineati, ma il clima della comunità benedettina cistercense è un clima di vera, franca, discreta e virile amicizia.

… nella povertà…

Lo stesso lavoro manuale, necessario per il sostentamento della comunità, umile e spesso faticoso, chiede ai monaci di vivere gli uni per gli altri e di essere solidali con tutti gli uomini nel servizio del Creatore, che chiede di portare verso la perfezione la sua opera.
San Benedetto, come tutta la tradizione cristiana, chiede ai monaci di amare la povertà, la sobrietà e la semplicità di vita; di accettare di avere tutto in comune per non attaccare il cuore a nulla che non siano il Cristo e i fratelli attraverso cui Gesù si fa amare. Una povertà in cui non si cerca ciò che appare e si preferisce avere di meno, l'essenziale, piuttosto che trovare la sicurezza nell'accumulare e nell'apparire. Attraverso la povertà si vive concretamente l'aver scelto il Signore come unico amore e unica ricchezza: con il lavoro manuale semplice e umile si risponde al comandamento del Creatore e si vuole essere come tutti gli uomini, specialmente i più piccoli. Ed infine con l'accoglienza la carità non rischia di rinchiudersi in uno star bene tranquillo, ma si lascia arricchire da tanti doni di Dio e impoverire di sé.

….e nell’obbedienza

In questo modo la Regola di San Benedetto cerca di formare delle persone che sappiano lodare il Signore con la loro umanità, in una a ascesi che umanizza e per questo fatta innanzitutto di amore fraterno e abbandono di se stessi nelle mani del Dio Misericordioso.  Particolarmente mediante l'obbedienza, che è la suprema forma d'amore, quella scelta da Gesù stesso che si è fatto obbediente fino alla morte, il monaco ama con il dono di se stesso ai fratelli, al Superiore, alla Chiesa e all'umanità. Questo cammino spirituale è fatto di un'umiltà che libera dalla preoccupazione di essere visto, stimato, riverito; libera anche da ogni ritorno su di sé, quindi dagli scrupoli, dai sensi di colpa, dai rancori, dalle nostalgie e dai rimpianti, San Bernardo riassume con parole concise, chiare e infuocate il cammino dell'Ordine cistercense dicendo: "Il nostro modo di vivere è rimanere da parte, nascosti; è umiltà, povertà volontaria, obbedienza e pace, gaudio nello Spirito Santo. Il nostro modo di vivere è stare sotto un maestro e un abate, sotto una regola e una disciplina, Il nostro modo di vivere è applicarsi al silenzio, praticare il digiuno, la veglia, la preghiera, il lavoro manuale; ma soprattutto è battere la via più eccellente che è la carità; e così progredire di giorno in giorno fino all'ultimo giorno." (Lettera 142)